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GREEN ANARCHY SWITZERLAND

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FOR A FREE HUMAN IN HARMONY WITH NATURE

FOR A FREE NATURE IN HARMONY WITH HUMAN




This blog is public.
All persons who wish are welcome.
No publication or comment will be censored or filtered.
This page is not the whim of someone who wants to enjoy something.
This blog has been opened after much reflection, readings and a new approach to a different way of life.
This blog is a collection of documents, news events and especially of philosophical thoughts.
Anarchy is not based on "lack of interest", is based on the distance that a free human should take by ideologies.
The color green is not based on simple ecological thought.
The man is moved away from the center of the universe, because there is nobody at the center, there is just a natural and simple order of things.
First of all, nature.
After nature we can "put" the clever primitives humans inside.


BE GREEN, BE WILD, BE ANARCHIST.



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Alta Tensione Chris Trapped in A human Body
Green Anarchy Switzerland Rien pour l'instant

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11/13/2012 21:12:44

Oggi ho voglia di parlare di “emancipazione” della donna. In questi giorni ho visto foto, link, articoli sul tema, forse tutti più o meno ripetitivi. Il pensiero che sostiene l’integrazione della donna, si sviluppa sempre trattando l’argom
ento LAVORO.  Come se la femmina, la donna, dovesse obbligatoriamente passare per l’indipendenza economica e guadagnarsi il diritto alla parità .  Ci hanno fatto credere infatti che, ci sono alcuni paesi in cui le donne sono sottomesse per questioni religiose, culturali. Bene.  IO NON SONO D’accordo. Il principio discriminante é sempre e solo uno, la non produttività.  E cioé, quando una donna non produce, viene eliminata. Certo la rappresentazione della produttività é diversa in ciascun continente.. non é sempre quella. da noi, in europa o negli stati unti, cé la malsana credenza che lavorare sia necessario ed indispensabile per rivendicare una personalità .. un posto all’interno del sistema sociale ecc .. ecc.. ecc..  Mentre in asia .. la donna viene usata dagli uomini a fini sessuali, riproduttivi e obbligata a nascondersi. Nel primo caso, il nostro, possiamo osservare un cambiamento radicale dello sviluppo sociale, che noi chiamiamo famiglia.. con l’attribuzione di “nuove” forme di violenza che diventano “normali” e giustificate dalla totale mancanza di autocritica. Nel secondo caso invece le donne, debbono riprodursi per contrastare  1) il massacro della guerra, che quindi li storpia d’intere generazioni  2) per costituire una continuità maschile che riproduca esattamente la stessa matrice comportamentale, un infinito circolo vizioso fatto di.. madri mogli sorelle che attraverso i loro padri mariti e fratelli vengono utilizzate quali strumenti di produzione e riproduzione. La nostra società, quella che abbia costruito, in modo completamente artificiale, “c’insegna” che l’ugualianza é trasmessa dal consumo e dalla produzione di cose, di oggetti.  Non a caso ci sono stati arabi che consideriamo fortemente democratici solo quando si attrezzano di effetti speciali creando delle città futuriste, che esplodono di luci, quando in definitiva si vede che cé gente che lavora.  In questo pianeta però, Esistono per fortuna delle minoranze, gruppi di 350 individui al massimo che popolano le foreste ai confini del mondo e che all’interno della loro “costituzione” non presentano alcun tipo di “disparità” sociale.. anzi.. la vita comunitaria viene gestita suddividendo le attività quotidiane in base all’energia fisica ed emotiva di ciascun individuo, senza causare violenza.  Le donne in queste situazioni vivono senza subire il ricatto riproduttivo, senza porsi il problema di chi deve e come cosa. Le donne e gli uomini sono partecipative allo stesso modo.  In queste tribù non esiste il bisogno di produrre, ma si limita il proprio consumo al minimo indispensabile, ciò non significa soffrire, non signica ammalarsi, non significa nemmeno annoiarsi, significa che il tempo viene speso soprattutto per coltivare relazioni umane, un tessuto sociale che é fatto di costante confronto con ogni tipo di generazione al suo interno.  Per finire, vorrei concludere dicendo che per questi ed altri motivi, l’emancipazione della donna non potrà mai avvenire all’interno di una società industriale o produttiva.

Oggi ho voglia di parlare di “emancipazione” della donna. In questi giorni ho visto foto, link, articoli sul tema, forse tutti più o meno ripetitivi.
Il pensiero che sostiene l’integrazione della donna, si sviluppa sempre trattando l’argom

ento LAVORO.
Come se la femmina, la donna, dovesse obbligatoriamente passare per l’indipendenza economica e guadagnarsi il diritto alla parità .
Ci hanno fatto credere infatti che, ci sono alcuni paesi in cui le donne sono sottomesse per questioni religiose, culturali.
Bene.
IO NON SONO D’accordo. Il principio discriminante é sempre e solo uno, la non produttività.
E cioé, quando una donna non produce, viene eliminata. Certo la rappresentazione della produttività é diversa in ciascun continente.. non é sempre quella. da noi, in europa o negli stati unti, cé la malsana credenza che lavorare sia necessario ed indispensabile per rivendicare una personalità .. un posto all’interno del sistema sociale ecc .. ecc.. ecc..
Mentre in asia .. la donna viene usata dagli uomini a fini sessuali, riproduttivi e obbligata a nascondersi. Nel primo caso, il nostro, possiamo osservare un cambiamento radicale dello sviluppo sociale, che noi chiamiamo famiglia.. con l’attribuzione di “nuove” forme di violenza che diventano “normali” e giustificate dalla totale mancanza di autocritica. Nel secondo caso invece le donne, debbono riprodursi per contrastare
1) il massacro della guerra, che quindi li storpia d’intere generazioni
2) per costituire una continuità maschile che riproduca esattamente la stessa matrice comportamentale, un infinito circolo vizioso fatto di.. madri mogli sorelle che attraverso i loro padri mariti e fratelli vengono utilizzate quali strumenti di produzione e riproduzione. La nostra società, quella che abbia costruito, in modo completamente artificiale, “c’insegna” che l’ugualianza é trasmessa dal consumo e dalla produzione di cose, di oggetti.

Non a caso ci sono stati arabi che consideriamo fortemente democratici solo quando si attrezzano di effetti speciali creando delle città futuriste, che esplodono di luci, quando in definitiva si vede che cé gente che lavora.
In questo pianeta però, Esistono per fortuna delle minoranze, gruppi di 350 individui al massimo che popolano le foreste ai confini del mondo e che all’interno della loro “costituzione” non presentano alcun tipo di “disparità” sociale.. anzi.. la vita comunitaria viene gestita suddividendo le attività quotidiane in base all’energia fisica ed emotiva di ciascun individuo, senza causare violenza.
Le donne in queste situazioni vivono senza subire il ricatto riproduttivo, senza porsi il problema di chi deve e come cosa. Le donne e gli uomini sono partecipative allo stesso modo.

In queste tribù non esiste il bisogno di produrre, ma si limita il proprio consumo al minimo indispensabile, ciò non significa soffrire, non signica ammalarsi, non significa nemmeno annoiarsi, significa che il tempo viene speso soprattutto per coltivare relazioni umane, un tessuto sociale che é fatto di costante confronto con ogni tipo di generazione al suo interno.
Per finire, vorrei concludere dicendo che per questi ed altri motivi, l’emancipazione della donna non potrà mai avvenire all’interno di una società industriale o produttiva.

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